Introduzione
Le nuove generazioni calabresi vivono in un contesto segnato da spopolamento, migrazione intellettuale e una percezione diffusa di opportunità limitate. Se le statistiche riescono a quantificare il fenomeno, spesso falliscono nel restituire il vissuto emotivo, la quotidianità, l’attaccamento e la frustrazione di chi resta o vorrebbe restare.
In questo scenario, Social Builders ha scelto di immergersi nel fenomeno anziché osservarlo a distanza. L’indagine si è svolta tramite un focus group non convenzionale ospitato all'interno di Visionnaire: un contesto informale, frequentato da giovani spesso estranei ai circuiti politici o associazionistici tradizionali. L’obiettivo era creare uno spazio sicuro ("safe space") dove i partecipanti potessero esprimersi senza filtri, liberi dal giudizio e da aspettative istituzionali.
Metodologia: La mappa come dispositivo identitario
Il fulcro dell’esperimento è stato una grande mappa della provincia di Cosenza. Ogni partecipante è stato invitato a posizionare una puntina per identificare il proprio luogo di residenza. Questo gesto semplice ha trasformato lo spazio geografico in spazio emotivo: la puntina non indicava solo una coordinata fisica, ma il luogo in cui ci si sente parte di una comunità.
A seguito della geolocalizzazione, sono state poste due domande essenziali per stimolare una narrazione sintetica ma profonda:
- Un punto di forza del proprio territorio.
- Una criticità percepita.
La modalità agile e quasi ludica ha abbattuto le barriere comunicative tipiche delle consultazioni burocratiche, favorendo spontaneità e sincerità. Pur non prefiggendosi una rappresentatività statistica demografica, il campione di 178 giovani offre un’alta rappresentatività esperienziale, cruciale negli studi sulla percezione sociale.
Risultati: cosa dicono i giovani della loro terra
Dove si concentrano le voci
La distribuzione delle puntine ha evidenziato una concentrazione nell’area urbana di Cosenza e Rende e nelle zone limitrofe, confermando questi poli come centri nevralgici dell’identità e dell’aggregazione giovanile.
Le criticità ricorrenti
Dall’analisi semantica delle risposte emergono tre macro-aree di disagio:
- Carenza di servizi: Lacune nei trasporti, assenza di spazi pubblici aggregativi e offerta culturale limitata.
- Decoro urbano e ambiente: Percezione di trascuratezza, gestione inefficace dei rifiuti e degrado visivo.
- Rappresentanza e ascolto: Una diffusa sensazione di esclusione dai processi decisionali. Le risposte non denotano rabbia esplosiva, quanto piuttosto una "sfiducia quieta", una distanza rassegnata tra cittadino e istituzione.
I punti di forza riconosciuti
Nonostante le criticità, emerge una forte consapevolezza del valore del territorio:
- Bellezza naturalistica e paesaggistica.
- Ricchezza del patrimonio storico e architettonico.
- Vivacità culturale potenziale e senso di comunità.
Il quadro finale descrive una ricchezza emotiva che si scontra con una fragilità strutturale. Il profilo della Gen Z calabrese è nitido: una generazione innamorata ma sfiduciata, profondamente legata alle proprie radici ma incerta sulla possibilità materiale di costruirvi un futuro stabile.
Discussione: verso un modello di co-progettazione giovanile
L’esperimento non si limita alla denuncia, ma fornisce strumenti operativi per la costruzione condivisa di soluzioni. Il lavoro di Social Builders dimostra tre assunti fondamentali:
- I giovani partecipano attivamente quando gli spazi sono accoglienti e destrutturati.
- La percezione sociale è una risorsa preziosa per orientare le policy pubbliche.
- La conoscenza del territorio è tanto urbanistica quanto emotiva.
Da queste premesse possono nascere azioni concrete: laboratori permanenti di ascolto, processi di co-progettazione con gli Enti Locali, osservatori giovanili partecipati e studi longitudinali che monitorino l'evoluzione del rapporto tra migrazione e radicamento.
Conclusioni: Cosenza come laboratorio vivente
Con le sue 178 testimonianze, l’esperimento di Social Builders segna l’avvio di un percorso di ricerca-azione volto a restituire voce, dignità e ruolo ai giovani calabresi. Il progetto va oltre la semplice registrazione delle criticità; intende innescare un movimento culturale che ascolta, coinvolge e traduce la percezione in possibilità.
Cosenza e la sua provincia si configurano così come un laboratorio di sociologia vivente, dove la geografia si intreccia alle emozioni e dove queste ultime possono finalmente guidare scelte pubbliche più consapevoli. Una Calabria più partecipata è possibile e, grazie a iniziative come questa, il cambiamento è già in atto.